Monaco 1972: la strage che segnò per sempre la storia dello sport

Il 2022 per Monaco di Baviera e per la storia dello sport è l’anno in cui si celebra il 50° anniversario della tremenda tragedia che colpì le Olimpiadi nel 1972.

Una pagina nera che anche la nostra rivista celebra nel numero di Correre in uscita a settembre anche col contributo dei testimoni, dal marciatore Shaul Ladany a Pietro Mennea.

Qui vi proponiamo un estratto: la cronaca delle terribili 21 ore che segnarono per la sempre la storia dello sport.

5 settembre, ore 4 – Di ritorno da una notte di festeggiamenti, un gruppo di atleti canadesi vede quelli che sembrano altri atleti intenti a scavalcare la recinzione e si fermano ad aiutarli a far passare oltre la rete le loro borse (che contengono armi).

5 settembre, ore 4.30 – Così entrato all’interno del villaggio il commando si introduce nell’appartamento al pian terreno di Connollystrasse 31, dove alloggia la squadra israeliana. Gli atleti, pur sorpresi, reagiscono.

Il commando comincia a sparare e a uccidere, e sotto la minaccia delle armi i terroristi si fanno guidare verso gli altri appartamenti degli israeliani, dove di nuovo gli atleti reagiscono aggredendo a mani nude. Uno di loro, Gad Tsobari, riesce a fuggire e a raggiungere una troupe televisiva della ABC; i giornalisti non capiscono la lingua dell’israeliano e vedendolo in pigiama e ciabatte pensano si tratti di uno scherzo.

5 settembre, ore 4.37 – Una donna delle pulizie avvisa la sicurezza di aver udito colpi di arma da fuoco. Nel sopralluogo che ne segue l’agente vede un terrorista incappucciato, che getta in strada il corpo senza vita di Moshe Weinberg, allenatore.

5 settembre, ore 5.08 – Il commando richiede la liberazione di 234 detenuti nelle carceri israeliane e dei terroristi tedeschi della RAF (Rote Armee Fraktion) Andreas Baader e Ulrike Meinhof, detenuti in Germania. L’ordine avrebbe dovuto essere eseguito entro le 9 del mattino pena l’uccisione degli ostaggi al ritmo di uno per ogni ora di ritardo.

Il primo ministro israeliano, Golda Meir, rifiuta ogni trattativa. L’unità di crisi lavora sulle proroghe. Autorità tedesche si offrono come ostaggi in cambio della liberazione degli atleti. Il villaggio olimpico viene preso d’assalto dai giornalisti, una telecamera rimane fissa sul numero 31 di Connollystrasse, il che permette ai terroristi di seguire in diretta tv la preparazione di un blitz della polizia, che per questo viene sospeso.

5 settembre, ore 15 – Nonostante il parere contrario del presidente del CIO, Avery Brundage, le gare del 5 settembre vengono sospese. L’atleta simbolo dei Giochi, il nuotatore ebreo-americano Mark Spitz, vincitore di sette medaglie d’oro, viene rimpatriato immediatamente negli Stati Uniti d’America.

5 settembre, ore 22.10 – Fallisce anche il tentativo di spostare a Il Cairo commando, ostaggi e trattativa, ma questa richiesta dei terroristi viene utilizzata come escamotage per catturarli: viene accordato il trasferimento del commando e degli ostaggi su due elicotteri dal villaggio olimpico all’aeroporto di Fürstenfeldbruck, dove era stato predisposto un aereo (inizialmente pieno di poliziotti travestiti da stewart) per il finto volo verso l’Egitto.

5 settembre, ore 22.35 – L’attacco liberatorio sarebbe dovuto avvenire durante il trasferimento dagli elicotteri all’aereo, ma i terroristi scoprono che il velivolo è vuoto, intuiscono la trappola, rientrano dentro agli elicotteri mentre ha inizio la sparatoria e, tra bombe a mano e raffiche di mitra, ha inizio la carneficina.

6 settembre, ore 1.30 – Tutto si conclude con 17 morti, di cui 11 atleti israeliani, 5 terroristi e un poliziotto.

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