Oggi, mercoledì 11 febbraio 2026, il grande allenatore del fondo e mezzofondo azzurro Giorgio Rondelli compie 80 anni. Prima di andare (come tutti i giorni) al campo ad allenare, è passato nella nuova sede milanese di Correre, con cui collabora da sempre, per un brindisi e una chiacchierata che poi ha preso la forma di un’intervista, condita da un’abituale e inguaribile ironia: «Dopo l’Ambrogino d’Oro e la Quercia d’Oro, penso che al Campo XXV Aprile di Milano, dopo la mia dipartita, possa essere eretta a ricordo una piccola lapide», ha esordito il “Prof” entrando in redazione.
Sì, perchè Giorgio Rondelli è uno dei più grande allenatori (“tecnici” si dice in gergo) che l’Italia dell’atletica possa vantare: una vitalità straripante sotto un casco di capelli bianchi e una barba dello stesso colore che gli conferisce uno sguardo paterno e “severo” allo stesso tempo. Su Rondelli si potrebbero scrivere dei tomi per tutto quello che ha saputo fare (e continua a fare): insegnante di educazione fisica, tecnico della Pro Patria, ex telecronista Rai e giornalista (il Corriere della Sera è forse il quotidiano che più lo ha considerato, ma lui tiene molto anche al nostro mensile Correre sulle cui pagine cominciò la carriera di reporter), attualmente firma “online” de La Gazzetta dello Sport e voce di Eurosport.

Giorgio Rondelli, una vita… sul campo
Una vita intensa, scandita da tanti impegni (tutti diversi) ma che lo ha sempre visto sul campo… in prima fila. In qualsiasi settore si sia speso, Giorgio Rondelli ha sempre raggiunto l’eccellenza. Senza ombra di dubbio, però, l’attività di tecnico è sempre stata la sua “scarpa più comoda”, quella che lo ha portato ai vertici dell’atletica, conquistando titoli olimpici, mondiali ed europei (Alberto Cova e Francesco Panetta) oltre a 125 titoli italiani ottenuti da suoi atleti, 67 dei quali hanno vestito la maglia azzurra.
Dopo il “Passaggio delle Termopili” (citazione Rondelliana usata davvero durante la nostra chiacchierata) e le 80 primavere, estati, autunni e inverni, Giorgio Rondelli non ha alcuna intenzione di appendere il cronometro al chiodo. Al contrario, prosegue imperterrito, felice di vivere in mezzo ai giovani e andando al Campo XXV Aprile di Milano reca tutti i pomeriggi della settimana, dal lunedì al venerdì (il mercoledì anche al mattino: «Devo seguire i miei atleti che fanno i cosiddetti ‘lavori’ come i ‘lunghi’, e alla fine ci ritorno anche il sabato e la domenica mattina, oltre alle gare, ovviamente».

Quali atleti sta seguendo?
«Un discreto numero. Da Giovanna Epis a Nicole Svetlana Reina, Samuel Medolago, Renè Cuneaz, il giovane ottocentista Luciano Carallo, la giovanissima Lydia Ghizzoni e un gruppo di amatori che considero “DOC”, visto che nella vita fanno altro e che chiudono maratone in 2:30′ / 2:33′, poi un certo Fabio Buccigrossi, che di anni ne ha 57 e con un 2:34’14” in maratona ha il record italiano master della categoria SM55».
Domanda d’obbligo sul mezzofondo italiano, com’è la situazione?
«Dopo le 5 medaglie d’oro di Tokyo 2021 è cambiato tutto. Intanto gli italiani vanno ai meeting all’estero, poi hanno molta più possibilità di formarsi, grazie ad aziende che negli ultimi anni hanno investito cifre anche abbastanza importanti. Poi c’è Nadia Battocletti. Lei corre da sola. Non fa altura. Non so molto dei suoi allenamenti, però i risultati si vedono. Tra gli uomini qualcosa si muove tra i ‘miler’, con lo stimolo vicendevole fra Federico Riva e Pietro Arese, ma anche tra gli ottocentisti dove sta emergendo in modo solido Francesco Pernici».
Al Campaccio l’abbiamo vista insieme alla maggiore delle sue figlie…
«Sì, ero con Alessandra. Ha 20 anni ed è campionessa di ginnastica ritmica. E ha anche il ‘patentino’ World Athletics di manager».
Come festeggerà questo compleanno importante?
«Nel fine settimana ci sarà un pranzo in un hotel milanese. Ho invitato Cova, Panetta, Demadonna, Grippo, il dottor Tavana e Giuseppe Mastropasqua, che andrò a prendere di persona anche se dovrò dirgli che non sarà il commensale meno giovane: pare che da Modena salga un certo Luciano Gigliotti, novantuno anni e mezzo, che avrà come autista suo genero, un certo Alessandro Lambruschini».

Mastropasqua è lo storico presidente della grande Pro Patria, vi date ancora del “Lei”?
«Io gli do del ‘Lei’ da sempre. Lui da sempre mi dà del ‘Tu’. E sarà sempre così. Gli devo la vita che ho vissuto e che ancora oggi colora le mie giornate. Dopo la categoria Juniores in cui vestii la maglia azzurra under 20, era il 1965, avevo smesso con l’atletica. Studiavo all’Isef, facevo già supplenze a scuola e in pausa pranzo giocavo a calcio. Poi andavo al vicino campo Giuriati a fare la doccia. Non ci vedevamo da un po’ quando un giorno mi vide uscire dallo spogliatoio del Giuriati e mi urlò: “Ehi, pirla, hai mai pensato di allenare?”».
Uno stimolo in più per cominciare!
«La Pro Patria si stava organizzando con un’autonoma sezione di atletica rispetto alla storica società ultracentenaria. Cominciai così ad allenare i mezzofondisti. Il primo dei miei 125 titoli italiani Fidal lo vinsi nel luglio del 1972 a Forlì, sui 12 km del Campionato Italiano Allievi (16-17 anni) di maratonina. Il mio atleta, Raimondo Petrone, vinse nonostante in gara ci fosse anche Giuseppe Gerbi, poi diventato un grande siepista e maratoneta. Nel tagliare il traguardo, Petrone alzò il braccio sinistro col pugno chiuso. La foto finì sui giornali. Il giorno dopo il ‘Mastro’ mi chiamò e mi disse urlando: “Giorgio, c***o, uno solo ne abbiamo che va forte ed è pure comunista!”. Gli risposi: “Mastro, come sa bene anche Lei, le vie del Signore sono infinite!”».

Da grande appassionato di calcio (e terzino nella solbiatese) tifa sempre Inter?
«Un tempo ero sfegatato dell’Inter di Herrera».
Non di quella di Mourinho?
«Il mio ‘triplete’ l’ho realizzato con Alberto Cova, che è pure milanista!».
Legge del contrappasso?
«No, è sempre quella cosa che risposi al “Mastro”: le vie del Signore sono infinite!».
Gioca ancora a calcio?
«Solo qualche partitina a cinque su campetti assai ‘ridotti’, d’estate, quando sono in vacanza».
Insomma, un modo come un altro per ricordare, e ricordarci, che le passioni non hanno età.
Tanti auguri caro Giorgio!

Atletica Indoor, gli highlights di Diego Sanpaolo
In omaggio agli 80 anni di Giorgio Rondelli, ecco i principali risultati dei nostri distance runner in questi giorni. Venerdì 6 febbraio 2026, con il secondo post di Madrid dietro all’etiope Birke Haylom (4’02″37), Nadia Battocletti ha eguagliato il record italiano dei 1.500 metri indoor di Marta Zenoni (4’03″59) ottenuto a inizio 2025 in Lussemburgo. Un risultato che si aggiunge ai tanti record italiani assoluti ottenuti fino ad ora da “Super Nadia”:
- 3.000 metri outdoor (8’26″27);
- 5.000 metri outdoor (14’23″15, seconda europea di sempre);
- 10.000 metri (30’38″23, argento ai Mondiali di Tokyo 2025);
- 3.000 metri indoor (8’30″82);
- 10K di corsa su strada (31’10”)
- 10K di corsa su strada solo donne (31’36”)
- 5K di corsa su strada in gara mista (14’32”, che è anche il record europeo);
- 5K di corsa su strada solo donne (14’45”).

Nuovo primato italiano indoor 1.500 metri per Federico Riva (3’33″94), ottenuto a Karlsruhe pochi giorni fa e migliorato di due secondi rispetto all’ultimo stabilito nel 2024 da Ossama Messlek (3’35″63).
Tra i “futuri top distance runner”, segnaliamo i nuovi Campioni Italiani Indoor Juniores (U20) degli 800 metri Valerio Ciaramella (1’52″12) e Giulia Macchi (2’05″02), e dei 1.500 metri Alessandro Casoni (3’57″35) e Giulia Colarieti (4’32″50), che nel weekend 7-8 febbraio ad Ancona hanno fatto risuonare i loro nomi.
Sempre ad Ancona, sono invece diventati Campioni Italiani Promesse (U23) degli 800 metri Davide De Rosa (1’53″04″) e Matilde Prati (2’07″63), dei 1.500 metri Simone Valduga (3’55″39) e dei 3.000 metri Francesco Ropelato (8’27″24); mentre Valeria Minati ha vinto sia i 1.500 metri (4’17″56) sia i 3.000 metri (9’46″22).