Se n’è andato oggi Marco Sbernadori. A lui dobbiamo ciò che siamo: una famiglia di pazzi scatenati che ama il triathlon.
Lui ha avuto la forza, e il coraggio, di credere in questo sport. Di crederci così tanto da aver fondato, a metà degli anni ’80, l’Associazione Italiana Triathlon, che sarebbe poi diventata Federazione Italiana Triathlon, di cui è stato presidente per tre mandati.
Diceva sempre che il triathlon era il suo terzo figlio. E come un figlio lo ha cresciuto, accompagnato, protetto. Gli ha dato due case: una a Roma, con la FITri, e una a Milano, con l’Editoriale Sport Italia e la sua testata Multisport (ora Triathlete) perché quel figlio avesse anche una voce e potesse gridare all’Italia e al mondo chi era e cosa sognava di diventare.
L’attività editoriale di Marco Sbernadori cominciò all’inizio degli anni Ottanta, quando unì’ la sua esperienza di creativo pubblicitario a quella di Antonio Brazzit, che a sua volta aveva maturato importanti esperienze nella raccolta pubblicitaria.
Insieme diedero vita alla Insport Editrice (poi trasformata in Editoriale Sport Italia) e il 23 marzo 1981 approdò in edicola il primo numero di Correre, con Franco Fava in redazione ed Enrico Arcelli tra i collaboratori.
Quello che il triathlon è diventato, oggi, lo vediamo tutti. Con Sbernadori abbiamo condiviso anni importanti, storie incredibili, obiettivi raggiunti, primo tra tutti l’ingresso della triplice disciplina ai Giochi olimpici.
Ci ha sempre stretti in un abbraccio fatto di affetto, professionalità, passione e dedizione.
E, oggi, più che mai facciamo nostro ancora una volta quell’abbraccio. Dentro ci stringiamo tutti noi – e insieme a noi sua moglie e i suoi figli – in questo momento difficile.