Il velocista azzurro è stato tra gli ospiti della prima puntata della nuova stagione di Belve, programma cult di Rai2. Marcell Jacobs si è raccontato a Francesca Fagnani: dall’infanzia al caso di spionaggio ripercorrendo successi e momenti bui.
Lapidario. Forse come non lo si era mai visto.
Alla domanda: «Ha licenziato il fratello?», posta da Francesca Fagnani a Marcell Jacobs nel programma televisivo Belve, andato in onda martedì sera su Rai Due, l’atleta risponde: «Non penso. È il fratello…». Poi, dopo un lungo e significativo silenzio, aggiunge: «Io l’avrei fatto».
Questo è il momento clou dell’intera intervista televisiva (registrata tempo fa). La trasmissione, inizialmente prevista per martedì 22 aprile, è stata posticipata in seguito al lutto per la scomparsa di papa Francesco.
Dopo Gianmarco Tamberi, è toccato al due volte campione olimpico di Tokyo sedersi sull’iconico – e scomodo – trespolo di Francesca Fagnani.
Marcell non è parso affatto imbarazzato durante l’intervista, che ha affrontato anche il tema dello spionaggio ai suoi danni. L’atleta gardesano, oggi residente a Jacksonville (Florida), è al centro di un’inchiesta per un presunto coinvolgimento di Giacomo Tortu – fratello di Filippo, velocista azzurro e compagno di squadra nella 4×100 – che avrebbe incaricato una società di investigazione privata di spiare Jacobs, accedendo illegalmente alle sue analisi mediche e agli esami del sangue, nella speranza di trovare tracce di doping.
Una storiaccia mai accaduta prima in atletica. «Sono rimasto ovviamente sconcertato – ha raccontato Jacobs – quando sono venuto a saperlo. Per come conosco Filippo, non potrei mai pensare che fosse a conoscenza di questa cosa», ha assicurato il campione olimpico. Ma se dovesse emergere un coinvolgimento diretto del compagno di nazionale, aggiunge: «Sarebbe una bella batosta, personale e per tutta la squadra. Non ci siamo ancora incontrati, almeno per ora. La nostra rivalità è sempre stata basata sulla correttezza».
Le sfide tra Marcell e Filippo, almeno fino alle Olimpiadi di Tokyo, avevano visto prevalere il milanese di origini sarde. Dopo i Giochi, il vento è completamente cambiato: Marcell ha sempre tagliato per primo il traguardo nei 100 metri. Da allora, molto probabilmente, Giacomo Tortu avrebbe fatto partire la richiesta alla società Equalize, coinvolta – tra l’altro – in numerosi altri casi di spionaggio.

Marcell ha anche ripercorso alcuni momenti della sua vita, come l’incontro con il padre, avvenuto quando aveva 12 anni: «Quel giorno non ho provato niente. Per me era uno sconosciuto – ha ricordato –. Prima delle Olimpiadi ho provato ad abbattere il muro che ci divideva: da lì ho iniziato a vincere».
Da quanto si è potuto intuire, Marcell ha fatto la cosiddetta “toccata e fuga”, senza lasciare tracce – almeno in termini di notizie sul suo stato di salute attuale – anche se su Instagram ha ripreso a mostrare allenamenti. Quando lo rivedremo in pista resta un piccolo mistero.
Nel frattempo, Pippo Tortu annuncia che sarà al via a Doha (Diamond League) il 16 maggio in Qatar, nei 200 metri, dopo aver partecipato ai Mondiali di staffette a Guangzhou (Cina) il 10 e 11 maggio.