Nato nel 1912, il “Giro Podistico di Castelbuono”, in provincia di Palermo, ha celebrato la centesima edizione nel pomeriggio di domenica 26 luglio: dieci giri nel centro del paese per totali 11,362 km. La gara è entrata nel vivo al quarto giro: l’etiope Tamirat Tola, maratoneta campione olimpico (Parigi 2024) e mondiale (Eugene 2022) ha cambiato passo sulla ripida salita del circuito e ha continuato a tenere alto il ritmo per fare selezione.
Gli ha resistito solo Yeman Crippa (vincitore dell’edizione 2025 della corsa) fino all’ottavo giro, quando ha perso contatto con Tola e ha concluso al secondo posto staccato di dieci secondi: 34’26” per Tola, 34’36” per Crippa. Al terzo posto, in 35’20”, si è piazzato l’ugandese Victor Kiplangat (campione mondiale di maratona a Budapest 2023). Altri cinque italiani nei primi dieci: Ahmed Ouhda, sesto in 36’15”, Stefano Massimi, settimo in 36’53”, Nadir Cavagna, ottavo in 36’56”, Vincenzo Agnello, nono in 37’17” e René Cuneaz, decimo in 37’31”.
Organizzato da sempre nel giorno e nella Festa di Sant’Anna, patrona del paese, il Giro di Castelbuono ha vissuto la centesima edizione con due giornate ricche di iniziative. Tra gli ospiti anche Marcello Fiasconaro (ex primatista mondiale degli 800 metri), il cui padre, Gregorio, era nativo proprio di Castelbuono, e alcuni altri grandi azzurri della corsa come Franco Fava, Venanzio Ortis, Salvatore Bettiol e Laura Fogli. Tra i grandi campioni della corsa anche il keniano Paul Tergat (vincitore del Giro di Castelbuono nel 1997) nonché 5 volte campione mondiale di cross e due di mezza maratona.

Giir di Mont più forte dell’emergenza incendi
La 32ª edizione del Giir di Mont verrà ricordata anche per la capacità del comitato organizzatore e dell’intera comunità di Premana (Lecco) di affrontare una situazione di emergenza, modificando in poche ore il percorso della prova lunga per garantire la sicurezza di concorrenti, volontari e spettatori a seguito dell’incendio che già nei giorni precedenti aveva interessato il versante nord della Val Fraina.
Sui 29,5 km e 2.500 metri di dislivello positivo (al posto degli abituali 32 km e 3.191 m D+), la gara lunga è stata vinta dal keniano Kevin Kibet (2:57’13”, nella foto) davanti a Federico Nicolini (2:58’13”) e al sorprendente Damiano Pedretti (2:59’30”), sedicesimo nel 2025.
Aurora Bosia ha interpretato al meglio il nuovo tracciato vincendo in 3:58’04” davanti a Francesca Crippa (4:21’38”) e a Giorgia Fascendini (4:23’12”).
Il Giir di Mont “Mini” (18 km) è stato vinto dal keniano Elija Kariuki Kamau (1:36’44”) e dall’azzurra Hanna Hofer (1:52’29”).

Diaz, record italiano di salto triplo ai Campionati italiani
Della tre giorni dei Campionati italiani “Assoluti” allo stadio Luigi Ridolfi di Firenze verrà ricordato soprattutto lo straordinario volo di Andy Diaz, che nel salto triplo ha stabilito il record italiano con 17,87 (vento +0.7 m/sec.), sette centimetri meglio del 17,80 indoor dei Mondiali di Nanchino 2025. Nella sua serie anche un altro formidabile 17,81 (+0.4). Nella stessa gara Simone Biasutti per la prima volta oltrepassa la barriera dei diciassette metri (17,32 m, +0,5).
Spettacolare anche il salto triplo femminile, infiammato dal confronto tra la giovane Erika Saraceni, che, al rientro dopo dieci mesi ottiene il primato personale (14,41, vento +0.1) e diventa campionessa italiana davanti a Dariya Derkach (14,36/+1,6).
Marcell Jacobs vince i 100 metri (10”12 / +0,4 m) dopo una falsa “perdonata” dai giudici di gara: «Mi sarei meritato un “rosso”», ammette il bi-campione olimpico di Tokyo 2021 ai microfoni di Queenatletica.
Nel peso Leonardo Fabbri vince regalando al pubblico di casa tre lanci sopra i 22 metri: 22,43 metri (quinto lancio), 22,20 (il sesto) e 22,10 (il terzo).
Nel mezzofondo doppio titolo italiano 1.500-5.000 metri sia per Nadia Battocletti (4’17”29 e 15’12”65) sia per Pietro Arese (3’58”16 e 13’38”32). Negli 800 metri vincono Francesco Pernici (1’44”89) ed Eloisa Coiro (2’00”70), nei 3.000 a siepi indossano la maglia tricolore Yassin Bouih (10’05”79) e Maddalena Pizzamano (9’57”55), nella gara caratterizzata dalla caduta di Gaia Colli su una barriera.

Running weekend
Ayers Rock: una maratona nella leggenda dell’Australia
Più che una gara, l’Australia Outback Marathon (42 km) è un rituale antico come l’arenaria arcosa, la roccia (Ayers Rock) che giganteggia quasi al centro dell’Australia ed emerge dalla terra rossa del territorio di Uluru.
Secondo un’antica leggenda il “Tempo del Sogno” era un’era d’oro, quando gli aborigeni, i nativi australiani, coltivavano la terra e si dedicavano alla caccia con il boomerang. E non esistevano guerre.
L’enorme roccia, chiamata anche Uluru Rock e “The Brain” (il cervello), contiene frammenti del cosiddetto Gondwana, il continente che avrebbe riunito in un solo blocco la penisola indiana, l’Africa, il Madagascar, l’Australia, l’America meridionale e l’Antartide. Sotto l’azione dell’erosione le rocce si squamano e, in certi punti, danno origine a solchi che sembrano delle circonvoluzioni cerebrali.
Nella maratona di sabato 25 luglio prima assoluta (ha superato anche gli uomini presenti), è stata l’americana Melissa Castillo Garson Munoz (3:25’02”), che ha relegato al secondo posto l’australiano Thomas Miller (3:33’53”).
Stretto di Hormuz e dintorni
Nella stracittadina di Ajman (Emirati Arabi), nonostante soffino venti di guerra nelle vicinanze, si impongono l’ugandese Julius Kysanku (11’36” sui 4 km) e la keniana Nancy Owiti (14’27”). A Dubai il milanese Edoardo Melloni vince la 5 km in 15’50”.
24 e 48 ore di Kladno
In Repubblica Ceca Andrea Marcato è terzo di categoria nella due giorni di corsa con 303,000 km.
Davos Ultra Trail
Nella lussuosa sede di Davos (Svizzera) Manuele Polli ha vinto sulla distanza dei 68 chilometri dell’Ultra trail (5:56’29”) precedendo il valdostano Davide Cheraz (6:03’29”) e Christian Mathys (6:15’21”). Jasmine Nunige si è affermata in 7:21’17” davanti a Emma Bilham (7:38’46”) e a Marcia Murner (7:50’19”). Nella maratona (43 km) è quarta Ivana Iozzia (4:00’23”).