Tra ritmo e resistenza

Caratteristiche e peculiarità di due approcci di lavoro che, partendo dalle abitudini dei professionisti, possono con le dovute differenze essere applicati anche alle tabelle degli amatori. 

A due atleti, un keniota-etiope e un caucasico, viene proposto di correre per un’ora al ritmo di 3’/km. Entrambi sono certi di non farcela e per questo operano due scelte distinte. Uno partirà a 3’/km, cercando di tenere questo ritmo il più a lungo possibile. L’altro partirà invece a un’andatura che gli consentirà di completare al tempo di lavoro proposto. Considerando che entrambi non sono riusciti a sostenere completamente quanto indicato dal tecnico, il primo è convinto che, allenandosi, riuscirà ad aumentare la sua tenuta e a terminare l’ora al ritmo proposto. Il secondo pensa invece che con il lavoro riuscirà a migliorare la velocità, arrivando anche lui a completare la seduta assegnata.

L’allenatore Renato Canova riferisce come la prima scelta sia peculiare dei corridori africani, che d’istinto preferiscono la velocità, mentre la seconda opzione sia tipica dei caucasici. Secondo Canova la prima scelta è quella da prediligere. In pratica, da una specifica velocità di base si evolve la preparazione nel versante della resistenza.

Nel suo articolo Orlando Pizzolato rileva invece che, in genere, gli amatori prediligono la seconda strategia. Si tratta di un approccio più adeguato alle gare primaverili, perché si proviene dalla cosiddetta preparazione invernale, durante la quale si è sviluppata maggiormente la resistenza aerobica, con allenamenti di corsa media, di consistenti progressioni, di fartlek con variazioni lunghe.

C’è un altro modo per diventare resistenti partendo dalla velocità ed è l’applicazione del metodo classico dell’intervall training, ideato dal cardiologo tedesco Reindell e molto enfatizzato dal ben noto campione ceco Emil Zátopek.

Esempi, situazioni tempi e modalità sono ampiamente descritti nel servizio di Orlando Pizzolato “Tra ritmo e resistenza” pubblicato a pagina 32-34 su Correre n. 437, marzo 2021 (in edicola da inizio mese) e di cui questo testo rappresenta un estratto.

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