La scelta delle calzature per lo sport in natura richiede attenzioni maggiori di quelle che dedichiamo ai modelli di altre discipline, soprattutto per la sicurezza che devono garantire in attività non prive di rischi
Se la scelta di una calzatura richiede normalmente delle accortezze, queste dovranno essere ancora maggiori nel caso di una scarpa per le attività di montagna, che ha caratteristiche molto differenti rispetto ai modelli utilizzati in altre discipline.
Ancor di più che in altre attività sportive, infatti, è sempre consigliato rivolgersi a un negozio specializzato e provare più modelli, perché le forme, le differenti altezze della tomaia, i sistemi di allacciatura incidono in maniera evidente sulla percezione del comfort.
La fase di acquisto è sempre delicata ed è bene procedere alle prove di calzata quando i piedi e le articolazioni non sono sotto pressione a causa di indolenzimenti e infiammazioni o ancora di infortuni che incidono anche solo in parte sul normale movimento di cammino e/o corsa, situazione che limiterebbe anche la sensibilità personale.
È indispensabile poi ricordarsi i punti critici di modelli precedentemente utilizzati. Ad esempio, se ci facevano perdere parte (o tutto) del comfort di calzata dopo diverse ore di utilizzo. In particolare ai punti di contatto tra parti del piede e della caviglia con la struttura dello scarpone o della pedula da trekking, compresi i modelli bassi alla caviglia.
La prova in negozio
Se per le dita dei piedi è quasi scontato avvertire possibili contatti e frizioni già alla prima calzata, lo è meno, ad esempio, per la zona del collare, attorno ai malleoli, perché qui le calzature da montagna sono (e devono) essere più “costruite” risultando inevitabilmente più rigide per aumentare la stabilità e ridurre l’effetto torsionale tacco-punta della scarpa.

Ci sono casi, nelle calzature basse, in cui proprio la geometria del collare interno ed esterno attorno ai malleoli, se troppo alta rispetto al malleolo stesso (bastano 1-3 mm) durante il cammino su terreno sconnesso, porta ad avvertire dolore nella porzione di contatto tutte le volte che la caviglia va in pronazione o in supinazione a causa della natura del terreno stesso e delle sue innumerevoli disomogeneità.
Anche nei modelli alti la zona attorno ai malleoli va controllata attentamente quando si allaccia lo scarpone, perché le ossa dell’articolazione eventualmente più sporgenti possono trovarsi oltremodo “compresse” dalla tomaia che sale sopra la caviglia e generare fastidi notevoli soprattutto in discesa creando problemi di appoggio e di comfort.
Su e giù dal ponticello
Ecco perché i negozi più specializzati offrono all’interno dei loro store vere e proprie aree test, normalmente con dei ponticelli, realizzati con pietre e legno per far provare in salita e discesa le calzature di questa categoria. È interessante osservare come questi ponticelli vengano affrontati solo per sentire se le dita dei piedi toccano in discesa e se il tallone sfrega in salita, ma mai affrontandoli di taglio. Sistemandosi, ad esempio, a 90 gradi rispetto al senso ideale di cammino e appoggiando i piedi su due altezze differenti si potrebbe capire come reagisce l’accoppiata caviglia/malleolo alla geometria costruttiva della calzatura mentre si prova a spostare il peso da un piede all’altro. La scarpa da montagna infatti fa quel lavoro di stabilizzazione che il terreno costringerà chiunque a fare nella realtà a ogni passo.

Alla luce di queste considerazioni diventa imprescindibile che la prova della calzatura da montagna si effettui con assoluta calma dedicandole tutto il tempo necessario, confrontando anche modelli di brand differenti. È preferibile fare la prova il tardo pomeriggio quando i piedi sono normalmente più stanchi e sensibili, e a volte anche più gonfi.
Fondamentale: il calzettone
Ma vediamo come procedere generalmente alla prova di una calzatura da montagna sia essa alta o bassa alla caviglia.
Queste calzature vanno indossate sempre con un calzettone che, per quanto sottile, sarà sempre più spesso di una calza da running. È bene provare un prodotto con uno spessore del tutto simile a quello che abitualmente usiamo, così da avere corretta sensibilità dei diversi punti di contatto tra il piede e la camera di alloggiamento.
Prima di allacciare la calzatura, è bene tenerla infilata per un paio di minuti sia da seduti sia in piedi senza muoversi. Si allaccerà poi in modo comodo, non esageratamente stretto, e solo a questo punto si camminerà nel negozio per cogliere le prime sensazioni su come il piede andrà a posizionarsi con il pieno carico e in movimento, operazione che può durare anche diversi minuti.
Si potrà poi provare il già ricordato ponticello per vedere cosa accade al piede sia in discesa sia in salita. Successivamente si dovrà rifare l’allacciatura aumentando la tensione, ma prima andrà allentata quasi completamente per poter ricalibrare da zero la tensione dei lacci. Questa operazione va fatta, come in ogni prova, con entrambi i piedi per poi camminare in negozio e sul ponticello anche più volte.
Scarpa bassa, scarpa alta
Dopo questa fase comune ai diversi modelli, la prova procederà in modo differente a seconda che si tratti di acquistare una scarpa bassa o una alta. Per quest’ultima è necessario gestire ancora una volta il sistema di allacciatura lavorando sulla zona del collo del piede per aumentare solo nel passante interessato la tensione e poi sentire un’altra volta come si comporta la calzatura in discesa. Aumentare la tensione nella zona del collo del piede aiuta infatti a non far scivolare in avanti il piede nello scarpone limitando o azzerando l’urto delle dita sulla tomaia interna. Si può anche salire sulle punte come fanno le ballerine di danza classica per capire se il piede ha un minimo margine di comfort, situazione questa che su strada non accadrà mai.
Attenzione poi a trovare la giusta tensione dell’allacciatura. Se troppo stretta, si riduce la circolazione periferica con formicolio alle dita e al dorso del piede, situazione che può provocare anche dolore; una compressione eccessiva nella zona dei malleoli se lassa non proteggerà la caviglia da eventuali (sempre) possibili distorsioni.
Spostamenti laterali
A questo punto la prova va estesa a movimenti laterali approfittando dell’ormai famoso ponticello o, in assenza, facendo lavorare le calzature di taglio. Per le loro caratteristiche, infatti, queste scarpe tendono ad azzerare l’effetto torsionale. Sui modelli bassi, con un movimento laterale capiremo se il collare attorno ai malleoli diventa oltremodo fastidioso, su quelli alte se la porzione superiore del collare è sufficientemente imbottita da preservare la zona di contatto con la parte bassa della gamba (3-5 cm sopra al malleolo).
È bene provare nell’ambito della stessa categoria di calzature da montagna più modelli, ripetendo con quelli con cui instauriamo un feeling immediato le stesse situazioni per trarre le considerazioni finali che ci guideranno a effettuare l’acquisto più in linea con le nostre sensibilità ed esigenze.
Vocabolario minimo
1 – Avvicinamento – Sono calzature normalmente basse sulla caviglia, con suola e intersuola sufficientemente spesse e rigide, ma che presentano una buona flessibilità a livello delle dita mantenendo invece più rigida la porzione attorno al tallone. Un tempo venivano anche chiamate “pedule”. Risultano ideali per escursioni facili, con poco peso nello zaino su terreni non esposti e per lo più regolari. Possono essere, al pari delle calzature da trail running, le scarpe di scorta o da riposo, da portare nello zaino quando si affrontano attività più impegnative.
2 – Hiking – Sono scarpe non necessariamente basse con suola e intersuola più performanti e flessibili per attività in velocità. Necessitano di buon allenamento e propriocezione per essere sfruttate al meglio delle loro caratteristiche. Possono essere la valida soluzione per attività di trekking leggeri della durata di 1-2 giorni. In caso di attraversamenti a quote elevate su nevai o ghiacciai non possono essere utilizzate con i ramponi tradizionali.
3 – Trekking – Sono scarponi veri e propri, che hanno già una buona rigidità torsionale, sempre sopra la caviglia che sostengono bene in tutte le situazioni anche con zaino carico sulle spalle. Hanno l’area del tallone rigida così da offrire stabilità e controllo in discesa e consentono una buona dinamica in cammino. Risultano ideali anche per affrontare vie ferrate oltre a escursioni lunghe e in più giorni anche in alta quota, ma solo nei periodi estivi.
4 – Mountain – Una volta erano chiamati “rigidoni”, perché la loro capacità torsionale e di piega a livello delle dita è pari a zero. Sono scarponi che garantiscono stabilità e resistenza in tutte le situazioni anche in condizioni atmosferiche particolarmente sfavorevoli. Alle nostre latitudini hanno caratteristiche ideali anche per l’escursionismo in quota nei periodi freddi. Tra i vari modelli presenti sul mercato ci sono poi prodotti destinati all’alpinismo invernale, che aumentano la loro capacità termica e di protezione da umidità anche in condizioni di pioggia o neve.
Richiedono normalmente un periodo di adattamento, ma garantiscono una vita medio lunga e sono sempre risuolabili. Da preferire nei lunghi trekking in alta quota con zaini pesanti.