ZONA MISTA / Mondiali Tokyo 2025: “Sayonara”

Cosa resta di Tokyo? Oltre alle formidabili sette bellezze azzurre? Tanto, per chi ama l’atletica. Anche se di primati del mondo se n’è visto solo uno: quello di Armand “Mondo” Duplantis nel salto con l’asta, dove ha raggiunto le nuvole a 6,30 di altezza. Poi tante gare terminate sul cosiddetto filo di lana. L’esempio più significativo? L’arrivo della maratona maschile. Mai vista una cosa simile dopo 42 km e 195 metri. La sfida uomo contro uomo vale certamente di più di tutti i primati del mondo con l’aiuto di pacemakers e quant’altro.

Certo, guardare un 5000 in tv in una qualsiasi tappa del Golden Gala, dove i migliori vanno alla ricerca anche del “crono”, è certamente affascinante. Ma il finale dei 5 e 10 mila, sia maschili che femminili, a Tokyo ha avuto tutto un altro sapore. Guarda caso, in queste occasioni, gli africani (uomini) si sono letteralmente persi nelle bagarre finali: il solo Kejelcha (Etiopia) è andato a segno nella distanza più lunga in pista.

bandiera italia tokyo25

Discorso diverso in campo femminile, dove la “divina” Nadia Battocletti è stata la sola a reggere l’urto delle keniane. Un’altra immagine non troppo positiva, in casa Italia, è relativa agli eroi di Olimpia, che hanno mostrato evidenti sintomi di stanchezza, per non dire altro. Chi sotto il profilo squisitamente fisico, chi sotto quello mentale. Da santi, poeti, navigatori e maratoneti (Iliass Aouani salva la barca…) siamo diventati, dopo un lustro in cui la velocità aveva addirittura obnubilato le menti italiche, dei saltatori in estensione: leggi Mattia Furlani, Andrea Dallavalle, in primis, a ruota Andy Diaz e Larissa Iapichino.

Il mondo va avanti e noi, amanti del mezzofondo veloce, soffriamo e parecchio. Fa un certo effetto vedere al via di una finale olimpica nessun atleta con la maglia azzurra nei 5 e 10 mila. Anzi, fa male, considerando il passato. C’è un certo risveglio sulle distanze più brevi, dove Francesco Pernici promette molto, Federico Riva e – perché no – Pietro Arese, quando sarà completamente al top, potranno dire la loro. Così tra le donne, dove Marta Zenoni nei 1500 le ha date e le ha prese, ma ci ha rimesso la finale.

Non parliamo poi di squalifiche nella 4×100. Filmati non mandati in onda da mamma Rai mostrano l’errore di Marcell. Così è, se vi pare.

 

Nella stanza dei bottoni romana già si parla di Los Angeles. Bisogna ammettere che ne hanno parlato subito dopo Parigi… ma ci sono un paio di intermezzi ai quali occorre rispondere presente: l’Europeo del 2026 e il Mondiale del 2027. O no?

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