Leggo su di un quotidiano sportivo lunedì 8 settembre: “La pallavolo è un gioco semplice, si gioca sei contro sei con una rete in mezzo e alla fine vince l’Italia”. Ovvio riferimento al mondiale di volley vinto dalle azzurre a Bangkok.
Invece, per imporsi nei 3000 siepi occorre correre per 3000 metri in pista, con la difficoltà, rispetto ai 3000 metri piani, di dover saltare 35 ostacoli alti 91 centimetri (76 per le donne), di cui 28 normali e 7 con l’acqua: 5 per ognuno dei 7,5 giri da 400 m da effettuare. Facile a dirsi ma non ad interpretarlo.
Incipit lunghissimo e forse anche pleonastico visto al mondo al quale ci si rivolge, ma in questi giorni i social hanno ricordato il 38º anniversario della vittoria ai Mondiali di Roma di Francesco “Frank” Panetta, davanti a 70 mila spettatori, tanti ne poteva riempire l’Olimpico di Roma, in uno sventolio di tricolori e di applausi per la cavalcata vincente del ragazzo nato a Siderno Marina, monzese da tempo immemore. Sembra quasi impossibile ma il suo crono 38 anni dopo è ancora record italiano: 8’08”57 e stando a quanto si vede in giro pare assai improbabile che qualche azzurro possa migliorarlo. Neppure Ala Zoghlami, che rappresenterà l’Italia a Tokyo, uomo del sud gestito da quel Gaspare Polizzi che lanciò a suo tempo Totò Antibo.
Panetta e la provocazione a Nadia Battocletti
Francesco come molti ex atleti, molto probabilmente guarderà i Mondiali in tv, da quel dissacratore che consociamo non mancherà di dire la sua. Nel frattempo, non ha perso occasione di lanciare una provocazione: “Mi piacerebbe vedere Nadia Battocletti sulle siepi”.
Dargli torto? No. È un’idea che forse la grande mezzofondista trentina potrebbe mettere in atto, anche se non andiamo errati, un’uscita sulla distanza dovrebbe averla fatta qualche anno fa a Rovereto al Palio della Quercia. Dopo avere visto Nadia alla grande sia in strada, che in pista e nei cross, perché no anche nei 3000 siepi?

Provocazione a parte, Frank Panetta rimane a distanza di anni un personaggio dell’atletica italiana, non sfruttato (brutto termine…) a dovere da chi sta nella stanza dei bottoni, specie per il carisma, la competenza, sempre pronto a mettersi in gioco, non solo con le parole.
Sta di fatto che pure lui sogna un momento nel quale finalmente qualche azzurro infranga il “muro” degli 8 minuti, uno dei tanti primati italiani annosi, come quello di Pietro Mennea nei 200, oppure di Marcello Fiasconaro negli 800. Lui sa benissimo come si può fare per battere il suo primato: correre forte tra un ostacolo e l’altro.
Nel frattempo, il mitico Frank non sta con le mani in mano, da cinque anni è istruttore di atletica di ragazzi con fragilità intellettiva dalla nascita, un impegno quotidiano molto impegnativo. A partire da questo mese segue i ragazzi dell’Atletica Monza.