Cosa resta di Tokyo? Oltre alle formidabili sette bellezze azzurre? Tanto, per chi ama l’atletica. Anche se di primati del mondo se n’è visto solo uno: quello di Armand “Mondo” Duplantis nel salto con l’asta, dove ha raggiunto le nuvole a 6,30 di altezza. Poi tante gare terminate sul cosiddetto filo di lana. L’esempio più significativo? L’arrivo della maratona maschile. Mai vista una cosa simile dopo 42 km e 195 metri. La sfida uomo contro uomo vale certamente di più di tutti i primati del mondo con l’aiuto di pacemakers e quant’altro.
Certo, guardare un 5000 in tv in una qualsiasi tappa del Golden Gala, dove i migliori vanno alla ricerca anche del “crono”, è certamente affascinante. Ma il finale dei 5 e 10 mila, sia maschili che femminili, a Tokyo ha avuto tutto un altro sapore. Guarda caso, in queste occasioni, gli africani (uomini) si sono letteralmente persi nelle bagarre finali: il solo Kejelcha (Etiopia) è andato a segno nella distanza più lunga in pista.

Discorso diverso in campo femminile, dove la “divina” Nadia Battocletti è stata la sola a reggere l’urto delle keniane. Un’altra immagine non troppo positiva, in casa Italia, è relativa agli eroi di Olimpia, che hanno mostrato evidenti sintomi di stanchezza, per non dire altro. Chi sotto il profilo squisitamente fisico, chi sotto quello mentale. Da santi, poeti, navigatori e maratoneti (Iliass Aouani salva la barca…) siamo diventati, dopo un lustro in cui la velocità aveva addirittura obnubilato le menti italiche, dei saltatori in estensione: leggi Mattia Furlani, Andrea Dallavalle, in primis, a ruota Andy Diaz e Larissa Iapichino.
Il mondo va avanti e noi, amanti del mezzofondo veloce, soffriamo e parecchio. Fa un certo effetto vedere al via di una finale olimpica nessun atleta con la maglia azzurra nei 5 e 10 mila. Anzi, fa male, considerando il passato. C’è un certo risveglio sulle distanze più brevi, dove Francesco Pernici promette molto, Federico Riva e – perché no – Pietro Arese, quando sarà completamente al top, potranno dire la loro. Così tra le donne, dove Marta Zenoni nei 1500 le ha date e le ha prese, ma ci ha rimesso la finale.
Non parliamo poi di squalifiche nella 4×100. Filmati non mandati in onda da mamma Rai mostrano l’errore di Marcell. Così è, se vi pare.