Speciale Europei: spettacolo nei 1500, titolo al più giovane fra gli Ingebrigtsen

Si comincia col dire che i 1500 sono la prova regina del mezzofondo. Chi non è d’accordo alzi la mano. Era questa una finale quanto mai elettrizzante e attesa, alla fine della quinta serata (finalmente fresca) degli Europei, vista la contemporanea presenza di tre vichinghi. Si trattava dei fratelli norvegesi Ingebrigtsen: una sorta di marchio, di garanzia. Il primo, il baffuto Henrik, il più vecchio, si fa per gire, ha solcato tutti i mari del mezzofondo, compreso naturalmente quelli della corsa attraverso i campi. Poi c’è Filip, il mezzano, già campione d’Europa nei 1500 due anni fa ad Amsterdam e il giovincello Jakob, uno che si pappa un panino gigante (visto con gli occhi di chi scrive) subito dopo aver vinto il titolo under 20 di cross lo scorso inverno a Samorin, in Slovacchia. Sia Filip che Jakob Ingebrigtsen hanno mostrato il loro grado di forma a Montecarlo il 29 luglio. Filip era terzo in 3’30”01, Jakob con un finale spaventoso per un ventenne con 3’31”18. Questi i protagonisti che alle ore 21,50 dell’Europa si sono presentati sulla pista dell’Olympiastadion di Berlino, con il tedesco Tesfaye e il britannico O’Hare, i nostri Bussotti e Abdikhadar.

Vedere il trio “norge” in testa ha mandato in visibilio il pubblico. Speravano di fare tripletta, ma non hanno fatto i conti una vecchia volpe come Marcin Lewandoski che nel finale è piombato come un falco sulla dirittura d’arrivo, rimonta, rimonta ma il più giovane degli Ingebrigtsen , Jakob ha tenuto sino alla fine. L’imberbe ha condotto per lunghi tratti la gara, avrebbe potuto essere infilato come un tordo, ma alla fine ha tenuto vincendo il titolo europeo (3’38”10), quarto l’anziano Henrik, solo dodicesimo Filip. Sia Henrik che Filip correranno anche i 5000 e se la vedranno con il nostro Yeman Crippa. Decimo Abdikadar (3’39”95), davanti a Bussotti (3’41”31).

Italiani

No ragazzi, non è stata una serata degna di nota per i nostri colori. Miglior risultato quello di Yadis Pedroso nei 400hs, quarta, la solita medaglia di cartone, con un crono molto superiore a quello stagionale. In altre parole, l’azzurra quest’anno aveva segnato un 54”98, nella finale non è andata oltre 55”80! La delusione italica si estrinseca con l’ottavo posto di Alessia Trost, con la misura di 1,91. Quest’anno il fenicottero azzurro pare non abbia ancora mandato a memoria gli insegnamenti di papà Tamberi. A casa tutti gli altri azzurri dagli ostacolisti, alle velociste, dove in evidenza si mette, invece, la signora Lalova-Collio, moglie di Simone ex velocista azzurro detentore del record italiano della 4×100.

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