ZONA MISTA / Sul trionfo di Nadia Battocletti agli Eurocross di Lagoa si è ormai scritto, detto e letto tutto, compreso che era lei il “Capitano” degli azzurri per entrambi gli schieramenti, donne e uomini. Una consacrazione legittima per tutto quello che sta realizzando.
Dopo questa premessa, prima di entrare nel tema di questa puntata di “Zona mista” sento anche il dovere verso il lettore di aggiungere una precisazione: “Scritto, detto e letto tutto”, sì, ma solo via Internet, visto che, sarà bene ricordare, in Portogallo la stampa, sportiva e non, era assente, Rai compresa, che ha trasmesso dal tubo, ovvero da Roma.
Parola di… Parolini
Voglio allora portare il lettore a concentrare la sua attenzione su una dichiarazione che ho intercettato, a firma del magnifico secondo frazionista della staffetta mista, Sebastiano Parolini, che sostanzialmente ha detto: “Dobbiamo mettere in condizione il nostro capitano di gestire l’ultima frazione”. Dubbi non ce ne possono essere: il capitano a cui si riferiva non poteva che essere Pietro Arese, schierato, appunto, in ultima frazione.
Capitano in che senso, quindi? Probabilmente nel funzionare da riferimento, con l’esempio in prima persona, non solo per il ristretto trio degli altri componenti la staffetta (con Parolini anche Gaia Sabbatini e Marta Zenoni, entrambe all’altezza del compito), ma anche per gli altri protagonisti italiani del mezzofondo veloce non presenti in Portogallo.
Per spiegarmi meglio, faccio un passo indietro di qualche giorno. La sera prima della partenza degli azzurri per il Portogallo ho colloquiato al telefono con l’alfiere delle Fiamme Gialle (Arese, ndr), le cosiddette impressioni prima di un avvenimento. A Pietro ho chiesto se temesse la presenza di Isaac Nader, il lusitano protagonista della stagione estiva culminata con un titolo mondiale sui 1.500 metri a Tokyo 2025, a metà settembre.
Leggetevi la risposta: «Non sono per nulla preoccupato, perché le volte che ho incontrato Nader, l’ho battuto». Pareva una boutade dell’allievo di Silvano Danzi, invece, per come poi si è dipanata la gara, anche in quest’occasione Nader, nonostante una rimonta davvero notevole, di Pietro Arese ha visto solo il numero spillato sulla schiena, e da abbastanza lontano.
Non è che il nostro miler abbia dovuto dannarsi l’anima: lui stesso ha confermato che ha gestito la gara, pronto ad attingere le ulteriori energie per eventualmente rispondere alla rimonta del portoghese. Con questa vittoria, Arese incassa il terzo oro nella “mista”: il primo nel 2022, a Venaria Reale (primo staffettista), il secondo lo scorso anno ad Antalya, da quarto (ultimo) con annessa volata vincente, e il terzo pochi giorni fa, appunto, a Lagoa. L’Italia si è era poi classificata quarta a Bruxelles (2023), sotto l’Atomium, dove tutti sono affondati o quasi, nel pantano. Arese dai garretti tipici del fuoriclasse non è stato da meno. Pure lui ha assaporato il dolce sapore del fango.
La palestra del cross
Pietro durante la conversazione telefonica ha ammesso che la corsa campestre è una vera e propria palestra per gli allenamenti invernali, oltre che essere disciplina in tutti i sensi. Ha usato il termine “fondamentale”, forse l’aggettivo che calza meglio di tutti al cross invernale, anche per i mezzofondisti veloci come lui. Chi ha memoria del passato ricorderà che questo invito a forgiare la stagione della pista nel freddo e nel fango non è una cosa nuova: nell’epica della Cinque Mulini, ad esempio, è entrato anche Sebastian Coe, che accettava di classificarsi in doppia cifra pur di prepararsi al meglio per gli 800 e i 1.500 metri.
Poco dopo Natale Pietro Arese si trasferirà “armi e bagagli” in Sudafrica con il suo “coach” e vi si tratterrà sino al 25 gennaio. Al coperto dovrebbe esordire il 3 febbraio a Ostrava, il resto è tutto da scoprire.