Sbirciando lo smartphone del DT Antonio La Torre

Che il DT della nazionale di atletica Antonio La Torre sia molto probabilmente il primo tifoso si arguisce in tantissimi modi. Intanto lo si vede in ogni dove, dal meeting più importante alla riunione regionale, dove magari c’è un solo atleta d’interesse nazionale da seguire. Lui c’è. Non ci sarà invece a Tallin, dove stanno per iniziare i campionati europei under 23. In questo caso l’uomo che guiderà la nazionale è Tonino Andreozzi, tecnico campano, che saprà affrontare la sfida con la solita grande esperienza maturata nel corso degli anni. La Torre resterà in patria, dovrà seguire a distanza i vari Tamberi, Tortu e Jacobs in gara a Montecarlo e alcuni dei giovani, vedi Nadia Battocletti, tanto per fare un esempio, impegnata in Estonia nei 5000.

Torniamo ad Antonio La Torre tifoso. Molti dei nostri lettori, se non la quasi totalità, ha tra le mani uno smartphone e sa che attraverso l’app WhatsApp si può chattare, fare delle videochiamate e anche aggiornare lo “stato” con commenti, frasi, considerazioni, oppure fotografie, anche più di una. I commenti e le immagini restano a disposizione di chi è curioso per 24 ore. L’altro giorno mi sono imbattuto volontariamente nello “stato” di Antonio La Torre ed ho trovato: foto di Capitan Gimbo (Tamberi), Boom boom Marcell (Jacobs), Filippo Jet (Tortu), il cuore Yeman (Crippa), Tiger Eyes (Palmisano), No surrender (Giorgi), La gazzella Nadia (Battocletti), Il gigante Leo (Fabbri), Non mollare mai (Dal Molin), Le nostre staffette (le 4×400). Più tifoso di così…

Antonio La Torre: Tokyo non è un traguardo

Antonio La Torre ha dovuto in questi giorni stilare l’elenco dei convocati per Tokyo e qualcuno certamente non avrà gradito qualche nome, lui prosegue però imperterrito nel suo lavoro e avverte: “Non andiamo a fare shopping al villaggio olimpico. Ognuno dovrà andare a Tokyo sapendo di aver meritato la convocazione, con fatica e impegno, in questo periodo difficile caratterizzato dalla pandemia. Ma bisogna andarci con la giusta concentrazione, senza sentirsi appagati. Senza accontentarsi. E senza farsi bruciare dal contesto. Da tutta la spedizione mi aspetto che ci si esprima a testa alta, consapevoli che l’élite del mondo è ancora parecchio avanti ma che nel frattempo siamo cresciuti anche noi, ed è cresciuta la consapevolezza nelle nostre potenzialità”

“Ai ragazzi dico: essere arrivati a Tokyo non è un traguardo. Il traguardo è fare un passo in avanti rispetto a ciò che si è fatto finora”.

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