correre sull'asfalto

Ammortizzazione: correre sull’asfalto

La strada asfaltata è la superficie più pericolosa per il piede del runner, ma anche quella dove ci si allena e si gareggia più spesso. Chi vuole correre sull’asfalto deve conoscerne i rischi e dedicare tempo alle esercitazioni per un corretto appoggio del piede.

Quello che accade al runner nella fase di appoggio del piede dipende anche dal tipo di superficie su cui sta correndo. E di tutte le possibili superfici, «l’asfalto è quella che determina la risposta elastica più secca e quella nella quale le capacità di compenso torsionale sono limitate”. Così afferma l’esperto della rivista Correre, Luca De Ponti, che sul nostro magazine ha definito il “compenso torsionale” come “la possibilità da parte del battistrada della calzatura di scivolare leggermente sul piano orizzontale per compensare le torsioni dell’arto, con effetto anti-traumatico su muscoli, tendini e articolazioni.” 

Purtroppo, però, l’asfalto è anche la superficie su cui si corre più spesso. Sia in gara sia in allenamento, soprattutto d’inverno, quando il cattivo tempo e il buio sconsigliano ai runner di correre sui sentieri sterrati. Ecco allora la necessità di conoscere bene i rischi cui il corridore si espone correndo sull’asfalto e le attività da svolgere per “allenare il piede” a essere più efficiente.

Correre sull’asfalto: i pericoli

I traumi generati dalla corsa su asfalto interessano soprattutto la muscolatura «… anche se non sono stati fatti studi comparati relativi alla rabdomiolisi (fisiologica degradazione catabolica delle fibre muscolari) – spiega De Ponti – dopo allenamenti di egual portata su asfalto e sterrato. Bisogna poi considerare l’impegno dei tendini, in particolare quelli di Achille che, nel runner che dispone di un’azione biomeccanicamente valida, possono venire molto sollecitati. Anche la schiena, poi, è una struttura a rischio. In particolare quando il peso del soggetto che corre è eccessivo, quando l’azione ammortizzante degli arti inferiori non è all’altezza, quando la corsa è eccessivamente lenta e prolungata, quando vi è una predisposizione anatomica di debolezza a livello lombare e quando la muscolatura addominale è deficitaria.

Allenare l’efficienza del piede

«Chi corre tendenzialmente a ritmi lenti – prosegue De Ponti – dovrebbe concentrarsi sulla reattività dell’appoggio cercando di accorciare leggermente la falcata, una modifica che induce a diminuire il tempo di appoggio del piede. 

In sostanza: è un buon esercizio quello di cercare di diminuire l’ampiezza del passo e al tempo stesso aumentare un poco le frequenze. Con questo sistema non si vuole migliorare la resa in una corsa su strada, ma cercare di esercitarsi per dare brillantezza all’azione di corsa.»

Dovremo quindi dedicare una parte dell’allenamento a curare la riduzione dell’ampiezza del passo.

«Questa capacità di controllare l’ampiezza della falcata ci ritornerà molto utile quando cercheremo di correre a ritmi più elevati – osserva De Ponti -. È utile anche svolgere questa esercitazione correndo in discesa. La forza di gravità, unita all’accorciamento del passo, ci aiuterà ad avere appoggi più rapidi e reattivi, che risveglieranno la sensibilità del piede.»

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