The Running Man: quando correre è una questione di vita o di morte

CORRERE AL CINEMA / Il nuovo film di Edgar Wright, uscito il 13 novembre, trasforma la corsa in una lotta per la sopravvivenza. Ma dietro l’action-thriller c’è anche una riflessione sul significato di “running”.

In The Running Man, il nuovo film diretto da Edgar Wright e interpretato da Glen Powell e Josh Brolin, correre non è solo una questione di performance: è una condizione per restare vivi.
Il film, adattamento del romanzo di Stephen King pubblicato nel 1982 con lo pseudonimo di Richard Bachman è arrivato nelle sale italiane il 13 novembre 2025, distribuito da Eagle Pictures.

Un reality estremo dove si corre per sopravvivere

Nel mondo distopico immaginato da Wright, il programma televisivo “The Running Man” è lo show più seguito al mondo: un reality in cui i concorrenti – i “Runner” – devono fuggire per 30 giorni, inseguiti da killer professionisti, i “Cacciatori”.
Chi viene catturato, muore. Chi resiste, conquista la libertà.

Il protagonista Ben Richards (Glen Powell) accetta di partecipare per salvare la figlia malata, spinto dal cinico produttore Dan Killian (Josh Brolin). Ma, contro ogni pronostico, Ben si ribella al copione: corre, lotta e resiste, fino a trasformarsi in un simbolo di rivalsa per milioni di spettatori.

Dal romanzo di Stephen King a una nuova lettura del “running”

Wright, che firma anche la sceneggiatura insieme a Michael Bacall, ha dichiarato di voler restituire al film “la forza sociale e politica del romanzo di King”, già adattato nel 1987 con Arnold Schwarzenegger protagonista.
E proprio con Schwarzenegger, Glen Powell ha avuto un confronto prima di accettare il ruolo, ricevendo da lui “la benedizione” per reinterpretare un personaggio iconico.

Girato tra Londra e lo stadio di Wembley tra novembre 2024 e marzo 2025, il film combina ritmo, tensione e riflessione: un action adrenalinico che non rinuncia alla critica verso una società dove la corsa non è più libertà, ma intrattenimento da consumare.

Correre per salvarsi: la corsa come metafora universale

Per chi corre davvero, la parola running evoca tutt’altro: libertà, equilibrio, ricerca personale. Ma proprio per questo, The Running Man colpisce al cuore del significato più profondo del correre.
Nel film, il gesto naturale di fuggire diventa simbolo di resistenza e autodeterminazione – la stessa forza che ogni runner conosce quando decide di non fermarsi, anche quando tutto sembra spingerlo a farlo.

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