Molti runner amatoriali investono inutilmente troppo tempo ed energia nei lavori intensi trascurando la costruzione di una solida base aerobica. Occorre invece lavorare sui quattro principali “fattori limitanti”. Su Correre di novembre Paolo Capriotti (preparatore atletico professionista) spiega come e perché.
“Nel mondo del running si parla spesso di VO₂max, economia di corsa e carico di allenamento come fattori chiave per la performance. Tutto giustissimo, ma non sufficiente a raggiungere il nostro pieno potenziale. Per ottenere i migliori risultati bisogna lavorare anche sui principali fattori limitanti che potrebbero compromettere il miglioramento e la costanza nella preparazione.”
Con questa premessa, su Correre di novembre Paolo Capriotti (personal trainer professionista) suggerisce ai runner, in sostanza, di concedersi un periodo in cui “ripassare i fondamentali” per porre rimedio a lacune importanti, causate da quei quattro cosiddetti “Fattori limitanti”.
I quattro fattori limitanti
Di fattori limitanti Paolo Capriotti ne individua quattro: la sindrome da deficit aerobico, la deriva cardiaca, la disidratazione, gli infortuni.
Sulla sindrome da deficit aerobico, ad esempio, l’allenatore sottolinea che “Il primo obiettivo per ogni podista dovrebbe essere massimizzare la capacità aerobica, riducendo la produzione e l’accumulo di lattato. Purtroppo, ancora oggi, molti, soprattutto amatori, investono troppo nei lavori intensi trascurando la costruzione di una solida base aerobica. Questo squilibrio porta proprio alla sindrome da deficit aerobico, termine coniato negli anni ’80 dal dottor Phil Maffetone, famoso ricercatore e coach americano. La definizione si riferisce a un metabolismo aerobico scarso, dove la soglia aerobica è bassa rispetto alla media, condizione spesso mascherata da un potente sistema anaerobico.”
“Purtroppo – prosegue il coach – l’idea del no pain no gain, secondo cui bisognerebbe spingere al massimo in ogni allenamento per ottenere risultati, è ancora molto diffusa, ma non fa altro che alimentare il deficit aerobico.”
Una volta completata la spiegazione delle modifiche da apportare alla preparazione, Paolo Capriotti passa a dedicare analoghi approfondimenti ai fattori limitanti “Deriva cardiaca” (con la proposta di un test specifico da svolgere su treadmill), “Disidratazione” e “Infortuni”.
Come migliorare davvero
“I quattro fattori analizzati – conclude Capriotti – sono nemici silenziosi ma molto influenti sulla performance. Non è necessario affrontarli tutti insieme: partiamo da quello su cui siamo più carenti, iniziamo a lavorarci con costanza e affrontiamo gli altri uno alla volta. Con il tempo costruiremo una base più solida, efficiente, e soprattutto, duratura.”
Questo testo è una sintesi del contenuto “Quattro nemici silenziosi”, di Paolo Capriotti, pubblicato alle pagine 18-20 di Correre di novembre.