Dal duello tra Kelley e Brown nel 1936 alla rimonta storica di Bordin su Ikangaa: storia, curiosità e leggende della Heartbreak Hill, il punto più temuto della Boston Marathon.
La Boston Marathon, una delle gare più antiche e prestigiose del mondo, prende il via dal comune di Hopkinton e si snoda attraverso diverse località del Massachusetts: Ashland, Framingham, Natick e Wellesley, dove si raggiunge il passaggio alla mezza maratona. È però nel tratto successivo, a Newton, che la gara entra nella sua fase più delicata: qui iniziano le Newton Hills, una serie di quattro salite ravvicinate che culminano con la più temuta, la Heartbreak Hill, letteralmente “collina spezzacuore”.
Dove si trova la Heartbreak Hill
La Heartbreak Hill si trova al 20esimo miglio di gara, circa al 32° chilometro, ed è il punto più alto dell’intero percorso. La sua collocazione è strategicamente crudele: arriva proprio quando i maratoneti iniziano a fare i conti con la fatica metabolica, quel “muro” che spesso segna il confine tra tenuta e crollo. Dopo la salita, il tracciato scende verso il Boston College e si avvicina alla città, rendendo la Heartbreak Hill una sorta di spartiacque tra chi può ancora lottare e chi ha già dato tutto.
Perché si chiama Heartbreak Hill
Il nome Heartbreak Hill nasce nel 1936, durante una Boston Marathon entrata nella leggenda. A raccontarla fu Jerry Nason, giornalista del Boston Globe. In testa alla corsa c’erano due statunitensi: John “The Elder” Kelley, vincitore l’anno precedente, e Ellison “Tarzan” Brown, nativo americano della tribù Narragansett.
Kelley, nei pressi della salita decisiva, superò Brown con un gesto di fair play: una pacca sulla spalla. La reazione di Brown fu però fulminante. Rilanciò il ritmo e lasciò Kelley sul posto. Secondo Nason, fu in quel momento che Brown “spezzò il cuore” al suo rivale. Così, quella collina prese il nome di Heartbreak Hill, la “salita spezzacuore”.
Il ricordo di Bordin e la salita decisiva
La Heartbreak Hill è diventata nel tempo il punto chiave della Boston Marathon. Celebre, per gli appassionati italiani, è l’edizione del 1990. A vincerla fu Gelindo Bordin, già oro olimpico a Seul 1988. La sua rimonta partì all’inizio delle Newton Hills, ma fu proprio sulla Heartbreak Hill che raggiunse e superò Juma Ikangaa, maratoneta tanzaniano in crisi dopo aver condotto gran parte della gara in solitaria.
Bordin adottò una strategia psicologica raffinata: invece di attaccare bruscamente, sorrise e salutò il pubblico lungo la salita, comunicando freschezza e controllo. Fu un colpo decisivo. L’italiano vinse in 2h08’19”, allora record italiano, e sul traguardo si tolse una piccola rivincita personale.
Tra i due, infatti, c’era una rivalità piena di stima e sfottò: l’anno precedente, a New York, Ikangaa aveva vinto aspettando Bordin sul traguardo, accogliendolo con saltelli provocatori. A Boston, fu Bordin a chiedere ironicamente all’amico: «Juma, oggi niente saltelli?».
Che fine hanno fatto Kelley e Brown
La storia della Heartbreak Hill è indissolubilmente legata a Kelley e Brown.
John “The Elder” Kelley vinse di nuovo la Boston Marathon nel 1945 e partecipò alla gara per ben 61 volte, completandola in 58 occasioni. L’ultima fu nel 1992, a 84 anni. Rimase l’unico vincitore affiliato alla Boston Athletic Association per molti anni.
Ellison “Tarzan” Brown vinse ancora nel 1939, dopo essere stato escluso dalle Olimpiadi di Berlino 1936 per un’irregolarità al rifornimento. La sua cittadinanza americana arrivò tramite l’arruolamento nell’esercito, dato che, da membro della comunità Narragansett, non ne aveva diritto. La sua vita e la sua carriera sono raccontate nella biografia “Ellison Tarzan Brown” di Michael Ward.