Usain Bolt ospite di Fazio a Che tempo che fa ha ripercorso una carriera di successi ed emozioni
Un po’ appesantito e con una giacca indossata all’ultimo istante — forse datagli da qualcuno prima di entrare in diretta tv, visto che non riusciva a chiuderla e le maniche risultavano decisamente corte — Usain Bolt, l’uomo più veloce del mondo, si è presentato domenica sera alla trasmissione televisiva Che tempo che fa, condotta su Canale 9 da Fabio Fazio.
Con la barba incolta sotto il mento e un’aria non del tutto a suo agio davanti alle telecamere, Bolt non ha raccontato molto del suo passato. Ha ricordato però che ha iniziato a correre a sette anni, e che i muscoli delle braccia li ha forgiati portando secchi d’acqua con entrambe le mani nella casa dove viveva da bambino, a Sherwood Content, un villaggio giamaicano di circa un migliaio di abitanti.
Ora, il “vincitutto” olimpico e mondiale dei 100, 200 e 4×100 si considera un pensionato: gioca per ore ogni giorno a domino.
“Il mio avversario da bambino, che mi batteva sempre, si chiamava Ricardo. Era il mio cruccio, finché non l’ho sconfitto. La mia infanzia? Felice. Non cambierei nulla del mio passato nella mia terra.”
La trasmissione ha ripercorso i suoi grandissimi successi, con particolare attenzione ai Mondiali di Berlino del 2009, vinti con tanto di record del mondo: 9”58 nei 100 metri e 19”19 nei 200. “Quando rivedo quelle immagini mi viene ancora la pelle d’oca”, ha commentato Usain Bolt con il suo solito sorriso. “Ho fatto felice tanta gente…”
Poi un’osservazione interessante: “Il mio tecnico, Glenn Mills, ha sempre sostenuto che non ho dato il meglio di me. Può darsi, anzi è molto probabile che io non abbia espresso tutto il mio valore. I record? Mai inseguiti. Mi bastava vincere”. In altre parole, forse non abbiamo mai visto davvero tutta la sua classe. “Forse quella sera a Berlino potevo arrivare a 9”55 o 9”56, ma va benissimo anche così”.
Fabio Fazio, incalzandolo, gli ha chiesto come affrontasse mentalmente quei pochi secondi di gara nei 100 metri. “Riuscivo a suddividere la mia gara”, ha spiegato.

Tra i momenti più belli della carriera, Bolt ha citato le Olimpiadi di Londra 2012, quando fu il portabandiera della Giamaica. “Lo stadio era sempre pieno, con tantissimi connazionali che mi incitavano”.
Bolt ha anche tentato di diventare calciatore. Tifoso del Manchester United, sognava di giocare accanto a campioni come Ryan Giggs, Rio Ferdinand o Wayne Rooney. Non gli è andata bene, ma la trasmissione ha mandato in onda alcune immagini di un match giocato con Francesco Totti e Alessandro Del Piero.
E oggi? “Faccio il producer di musica. Voglio vincere il Grammy”, ha detto.
Prima di lasciare lo studio, Usain Bolt ha salutato il pubblico con il celebre gesto della saetta. Solo così poteva chiudere l’intervista “Lightning Bolt”, l’uomo che ha vinto 8 medaglie d’oro olimpiche e 11 titoli mondiali, unico atleta nella storia ad aver conquistato l’oro nei 100 e nei 200 metri in tre edizioni consecutive dei Giochi olimpici (Pechino 2008, Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016), oltre che in tre diverse edizioni dei Campionati mondiali (Berlino 2009, Mosca 2013 e Pechino 2015).
Una leggenda, anche con la giacca sbagliata.