Una riflessione a bocce ferme sui Mondiali su pista indoor (al coperto) del fine settimana 20-22 marzo a Torun (Polonia), che oltre ai risultati sportivi hanno portato in dote il sogno di una possibile candidatura di Roma per ospitare una delle prossime edizione dei Mondiali di atletica.
Le medaglie innanzitutto: tre quelle d’oro con Andy Diaz (salto triplo), Nadia Battocletti (3.000 metri) e Zaynab Dosso (60 metri). Due, invece, le medaglie d’argento arrivate dai nostri saltatori in lungo: Larissa Iapichino e Mattia Furlani.
Propongo un’ipotesi: se in questo bottino straordinario anche le due medaglie d’argento fossero invece state d’oro (e con la classe di Iapichino e Furlani non era impossibile) avremmo fatto il bis delle Olimpiadi di Tokyo 2021, quando, appunto, le medaglie d’oro conquistate dagli azzurri furono cinque?
Numericamente il risultato sarebbe stato lo stesso, ma dal punto di vista della visibilità mediatica il riscontro è stato totalmente diverso. I Giochi olimpici in Giappone erano (come sempre lo sono i Giochi) l’evento mediatico dell’anno, mentre il Mondiale indoor a Torun è stato sì un evento mondiale, ma di caratura molto inferiore.

Mondiali di atletica: Roma si candida?
Questo giudizio di Torun 2026 come “evento minore”, però, non deve trarre in inganno: gli effetti collaterali positivi dell’ottimo comportamento degli azzurri (l’Italia ha chiuso al terzo posto nel medagliere dietro Stati Uniti e Gran Bretagna, che ha conquistato 4 medaglie d’oro, tutte nel mezzofondo) non sono mancati.
Il presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera (Fidal), Stefano Mei, ad esempio, dopo aver sottolineato come l’Italia sia presa in grande considerazione dalle altre nazioni della Vecchia Europa (soprattutto per i due titoli di Campioni europei a squadre), non ha fatto mistero di sognare un Mondiale da organizzare in casa nostra.
Il grande sogno di Mei è di ricandidare Roma per i Mondiali (outdoor) del 2029 o del 2031. Prima di Pasqua dovrà presentare al governo un progetto già pronto. La “Città eterna” organizzò e ospitò nel 1987 la seconda edizione dei Campionati mondiali di atletica della storia, quattro anni dopo Helsinki 1983. Dal 1993 (Stoccarda) l’evento mondiale si disputa ogni due anni, il prossimo è previsto a Pechino. Un probabile ritorno in Europa è più che naturale.
Mondiali indoor di Torun: gli highlights
A Torun abbiamo assistito a un Mondiale indoor di ottimo livello, se si considera ad esempio il 6,25 metri nell’asta di Mondo Duplantis o il 6”42 di Jordan Anthony nei 60 metri piani.
Per l’Italia, il dovere di cronaca impone di segnalare alcune controprestazioni:
- Leonardo Fabbri, nel peso, non ha neppure avvicinato il podio, ed è stato subissato da improperi via “social”;
- anche da “Lollo Simonelli” (60 metri a ostacoli) ci si aspettava qualcosa in più;
- non sappiamo se gli odiatori da tastiera si siano scatenati anche nei confronti di Christian Falocchi: il lombardo, nel salto in alto si è fermato a 2,17 metri, che è veramente poco;
- delusione anche per i nostri mezzofondisti di punta: Pietro Arese neppure in finale nei 1.500 metri, Federico Riva pare un altro che soffre le finali, specie se condotte a passo di danza.
Ci sono state però anche delle note liete, oltre alle già citate medaglie:
- Eloisa Coiro e Ludovica Cavalli, che la convocazione se la sono strameritata con le proprie prestazioni realizzate in contingenti condizioni fisiche (Coiro) o psicologiche (Cavalli) non facili;
- Kelly Doualla, che a sedici anni e 120 giorni di vita, ha corso la batteria dei 60 metri al fianco Julien Alfred, campionessa olimpica. Certamente quella batteria, superata con il terzo tempo, l’avrà raccontata con dovizia di particolari ai compagni di classe al rientro a Lodi. Il futuro è suo!
Avviso ai naviganti: la nostra rubrica di atletica si concede una pausa pasquale. Auguri a tutti!