Ruth Chepngetich positiva all’idroclorotiazide, un diuretico vietato, ha patteggiato con l’Athletics Integrity Unit (AIU)
L’Athletics Integrity Unit (AIU) ha ufficializzato la squalifica di tre anni per Ruth Chepngetich, una delle più forti maratonete dell’ultimo decennio. L’atleta keniana, 30 anni, era risultata positiva all’idroclorotiazide (HCTZ), un diuretico inserito nella lista delle sostanze proibite dalla WADA perché può essere utilizzato per mascherare l’assunzione di prodotti dopanti.
Il test era stato effettuato il 14 marzo 2025. Dopo una sospensione provvisoria, la procedura disciplinare si è conclusa con una decisione ufficiale pubblicata il 23 ottobre. Chepngetich ha accettato la sanzione, patteggiando in cambio della riduzione della pena da quattro a tre anni.
Tutti i risultati dopo marzo annullati, ma resta valido il record mondiale
Come si legge nel documento AIU, la squalifica comporta l’annullamento di tutti i risultati ottenuti dopo il 14 marzo 2025, mentre restano validi quelli precedenti, incluso il record mondiale femminile della maratona stabilito a Chicago nel 2024 con il tempo di 2:09’57”.
Un primato che aveva destato clamore per l’enorme salto di qualità rispetto ai limiti precedenti e che, alla luce della vicenda, rischia ora di essere guardato con occhi diversi.
Il messaggio WhatsApp che ha svelato tutto
Un passaggio cruciale dell’indagine riguarda un messaggio WhatsApp inviato da Chepngetich nel quale l’atleta scriveva di aver assunto “una medicina per la pressione” poco prima del test antidoping.
Quel messaggio, acquisito nel corso dell’inchiesta, è stato determinante per la scoperta della violazione: ha portato l’AIU a chiedere chiarimenti e a risalire all’idroclorotiazide, sostanza poi confermata dalle analisi di laboratorio.
Nel documento ufficiale si sottolinea che proprio quell’ammissione informale ha contribuito a rendere “incoerente” la successiva linea difensiva dell’atleta, che inizialmente aveva sostenuto di aver assunto il farmaco per un generico problema di salute.
Secondo l’AIU, il messaggio ha mostrato come la Chepngetich fosse consapevole della sostanza assunta, escludendo quindi la possibilità di una contaminazione accidentale.
Le giustificazioni respinte dall’AIU
Nella sua difesa, Chepngetich aveva dichiarato di aver assunto il diuretico per motivi di salute, sostenendo di aver sofferto di gonfiori alle gambe e di aver seguito un consiglio medico non legato alla performance sportiva.
L’AIU ha tuttavia ritenuto non credibili queste spiegazioni, evidenziando nel rapporto che l’atleta non aveva fornito documentazione clinica sufficiente né indicazioni coerenti sull’origine del farmaco.
Nel testo ufficiale si legge che la maratoneta ha successivamente ammesso la violazione, rinunciando a ulteriori audizioni e scegliendo la via dell’accordo per evitare una squalifica più lunga.
Chi è Ruth Chepngetich
Originaria di Kericho, in Kenya, Ruth Chepngetich si è imposta come una delle grandi interpreti della maratona moderna.
Oro mondiale nella mezza maratona di Gdynia 2020 e campionessa mondiale di maratona a Doha 2019, ha collezionato successi su scala internazionale e ha reso celebre la sua corsa aggressiva e regolare.
La squalifica rappresenta ora una brusca frenata per la sua carriera e un colpo al movimento keniano, già alle prese con numerosi casi di positività negli ultimi anni.
Un nuovo segnale d’allarme per il Kenya
Il caso Chepngetich si inserisce in un quadro allarmante per l’atletica keniana, che continua a essere sorvegliata speciale dall’AIU per l’alto numero di violazioni antidoping.
Solo nel 2024 oltre 60 atleti kenioti erano stati sospesi o squalificati. Le autorità nazionali, insieme alla WADA, stanno intensificando i controlli e i programmi di educazione per gli atleti d’élite.