I Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina sono alle porte. Partiranno come stabilito da tempo immemore con una cerimonia di apertura il 6 febbraio nello stadio Meazza di Milano. Impianto che è sulla bocca di tutti, almeno nella metropoli lombarda, per il suo rifacimento dopo le Olimpiadi e per tutto quanto è accaduto nel corso degli ultimi anni tra la municipalità, e le due squadre di calcio milanesi.
Ma non è questo il tema del contendere. Milano si è accorta di non avere una pista di atletica omologata. È da tempo che lo si sapeva, ad esempio la celeberrima Arena di Milano, non è agibile per qualsiasi tipo di manifestazione, il manto presenta delle buche, il Campo Saini fermo, il capo Carraro nella periferia Sud di Milano da anni soffre di qualsivoglia mal di pancia, difficile riuscire a frequentarlo.
Rimane il campo più medagliato di Milano il XXV Aprile, sempre frequentato da ogni giorno e ogni ora, grazie anche al supporto del Monte Stella che permette a chi lo frequenta di potersi dedicare anche a sgroppate lungo i declivi, senza l’incombenza delle auto. All’interno esiste anche un campo da tennis, gestito da una ex azzurra che ora ha lanciato un’Opa anche sulla pista di atletica.
Fatti elencati a volo d’uccello senza entrare in particolari, sta di fatto che “finalmente” una sera si è svegliato anche il TG3 Lombardia per svelare tutte queste criticità che a Milano sono note da tempo immemore. Anche se si dovesse correre ai ripari, certi impianti potranno essere a norma non prima di un paio d’anni, ad esempio l’Arena dove la pista dovrebbe essere rifatta.
Lascio a chi legge tutte le considerazioni del caso, specificando che più o meno tutte le amministrazioni che si sono succedute non hanno fatto molto per lo sport a Milano. Non esiste un impianto degno di questo nome per il nuoto, il ciclismo è andato nel dimenticatoio, pista coperte? Il Giro d’Italia non tocca più Milano né in partenza né all’arrivo, il Giro di Lombardia parte da Como e arriva a Bergamo.
In atletica è scomparso sotto una coltre di neve il “Palazzo dello Sport” con due Europei indoor organizzati, una quarantina di anni fa e non più ricostruito.
La città lombarda che più si è mossa e bene è Brescia, con un paio di impianti ad hoc, anche a Saronno qualcosa al “chiuso” esiste. Poco, troppo poco. L’occasione per rifarsi il trucco sportivo/manifatturiero non è stata, né presa al balzo e neppure recepita. Peccato. Si guardino altri modelli. Ad esempio, Monaco di Baviera vanta oltre 40 campi di atletica. Scusate ma l’interrogativo ci sta tutto. Meditate gente, meditate.