Catalin Tecuceanu, ottocentista delle Fiamme Oro è l’ospite del Running Talk in onda sulla CorrereTV (raggiungibile su Youtube e sui canali social di Correre)
Venerdì 28 febbraio sarà in pista a Madrid nella tappa del World Athletics Indoor Tour ma nel frattempo l’ottocentista delle Fiamme Oro Catalin Tecuceanu è stato protagonista del Running Talk, l’appuntamento settimanale della CorrereTV condotto dal Direttore della rivista Correre Daniele Menarini.
Quella di Madrid è una pista fortunata per Catalin, proprio qui un anno fa siglò infatti il record italiano indoor: “Ero molto motivato e concentrato per riuscirci e ce l’ho fatta. Venne fuori 1:45.00. Tra qualche giorno sarò di nuovo in gara a Madrid, dove punterò a vincere la gara. Devo ancora sentirmi benissimo per migliorare il record, però è molto più importante vincere le gare e poi pensare al tempo. Ed è quello che farò”.
C’è molto interesse intorno a questo ragazzo nato in Romania e arrivato in Italia all’età di 8 anni, lo dimostrano le numerose domande giunte in redazione e che abbiamo prontamente girato a Catalin.
Ve ne riproponiamo qui un estratto, mentre la puntata completa potete RIVEDERLA QUI
Gli 800 metri sono una gara brutale: bisogna essere esplosivi, resistenti, ma anche intelligenti tatticamente. Qual è stata la competizione che ti ha insegnato di più, anche a livello umano?
“Ho imparato moltissimo lo scorso anno, perché facevo fatica a stare con il gruppo. In allenamento mi sono preparato in modo diverso, con cambi di ritmo e lavori di resistenza. Ora mi sento più a mio agio nelle prime posizioni, mentre stare in fondo non mi fa sentire al meglio. Le gare che mi hanno insegnato di più sono state, ad esempio, Madrid lo scorso anno e Rovereto l’anno prima.”
Hai un seguito molto affezionato, si vede che in tanti ti supportano!
“Sì, ed è una cosa che mi fa davvero piacere. Dopo ogni gara ricevo tanti messaggi, mi chiedono autografi, mi dicono di avermi visto in pista… È bello sapere che c’è questo affetto.”
Essere un atleta significa anche fare sacrifici. Cosa ti manca di più della “normalità”?
“In realtà, non vivo il mio stile di vita come un sacrificio. Mi piace mangiare bene, mi diverto ad allenarmi. Se voglio uscire la sera lo faccio, ma cerco di non far tardi e rientrare verso le 11. Non ho mai sentito di rinunciare a qualcosa.”
Fuori dalla pista, come ti definisci? Quali sono le tue passioni?
“Mi piace stare con gli amici, viaggiare e seguire il calcio. Sono tifoso juventino, ma mi piace anche andare a vedere le partite dal vivo, indipendentemente dalla squadra. Negli ultimi anni seguo il calcio con più distacco rispetto a quando ero più giovane, ma rimane una mia passione.”
Durante gli 800 metri non c’è molto tempo per pensare. Ma cosa ti passa per la testa in quei momenti?
“Non c’è spazio per pensieri complessi. Devi essere lucido, consapevole di cosa sta accadendo e pronto a reagire. Bisogna trovare il momento giusto per attaccare e cercare la vittoria.”
Che tipo di lavori di fondo fa un ottocentista?
“In inverno lavoro molto sulla resistenza, con sessioni di 8 km in pista. Prima facevo anche di più, ma da quando ho cambiato allenatore mi concentro su 6 km. Ad esempio, un allenamento tipico potrebbe essere 15×400 metri con 1 minuto di recupero, oppure 30×200 metri con 30 secondi di recupero. Faccio anche molti medi da 6 km e corse lunghe fino a 15 km”.
Quindi un buon volume di chilometri. Ma questo vale solo per la preparazione invernale, giusto?
“Esatto, in inverno aumento il chilometraggio. Quando si avvicinano le gare, riduco un po’ i volumi e mi concentro su lavori più specifici”.

Con quanti dolori convive un atleta professionista?
“Per fortuna sono sempre stato abbastanza fortunato. Ho qualche fastidio ogni tanto, magari al ginocchio o alla schiena, ma nulla di grave. Ho sempre continuato a correre, anche con piccoli dolori. Non mi è mai capitato di dovermi fermare per una o due settimane”.
Quindi hai detto che si può correre anche con un po’ di dolore?
“Beh, dipende. Se è un fastidio gestibile, continuo a correre, magari con sedute più leggere. Anche con uno stiramento di primo grado ho sempre fatto qualche allenamento. Ovviamente bisogna stare attenti e non peggiorare la situazione, ma un po’ di corsa lenta aiuta spesso a recuperare”.
Una caratteristica fondamentale per un ottocentista è la capacità di sopportare l’acido lattico. C’è chi dice che bisogna “nuotarci dentro”. Sei d’accordo?
“Sì, assolutamente. Quest’anno ho lavorato tantissimo su questo aspetto. Ho fatto allenamenti in cui ero stanchissimo, con la testa che mi girava, eppure l’allenatore mi diceva: “Dai, facciamone ancora una”. Non pensavo di farcela, ma poi lo facevo”.
Che scarpe usi fuori dalla pista per allenarti? Più ammortizzate, più reattive?
“Io sono sponsorizzato Nike, quindi uso solo Nike. Mi piacciono molto le Pegasus 41 quando corro a ritmi più tranquilli, intorno ai 4’ al km. Se invece devo fare lavori più veloci, mi piace usare le Zoom Fly o le Vaporfly”.
Quindi usi anche scarpe con la piastra in carbonio?
“Sì, le Vaporfly le uso nei lavori medi o nei lavori in pista d’inverno”.
Il tuo stile di corsa è riconoscibile: potente, ma anche fluido. Quanto è istinto e quanto lavoro tecnico?
“C’è molto di naturale, ma anche tanto lavoro dietro. Ho fatto molte sedute di tecnica con diversi allenatori, lavorando su appoggi, braccia, esercizi specifici. Anche la palestra è fondamentale: faccio due sedute a settimana per migliorare la potenza. Gli 800 metri sono una gara sempre più orientata alla velocità, ma per me la resistenza resta fondamentale. In inverno corro anche 100 km a settimana e faccio lavori lunghi come ripetute da 1000 o 3000 metri.”
Quanto conta il recupero? Quante ore dormi e fai pisolini?
“Cerco di dormire almeno 8 ore a notte. Durante il giorno faccio un riposino di circa 40 minuti o un’ora, mi aiuta molto a recuperare le energie.”
Se potessi tornare indietro nel tempo e parlare con te stesso da ragazzino, che consiglio ti daresti?
“Gli direi di continuare a credere in sé stesso e di inseguire il proprio sogno. Da piccolo mi ispiravo a grandi atleti come Benvenuti, che mi ha fatto appassionare agli 800 metri. Quando vedevo questi campioni, mi dicevo: ‘Non mollare, continua a dare il massimo’. È quello che direi anche a qualsiasi giovane atleta oggi.”