Ventinove prelievi di sangue e urine hanno caratterizzato gli ultimi due mesi di preparazione di Sabastian Sawe in vista della London Marathon, che il 26 aprile scorso ha visto il formidabile keniano concludere per la prima volta una gara di 42,195 km in meno di due ore: 1:59’30”, con l’etiope Yomif Kejelcha secondo in 1:59’41”.
L’intervista a Berardelli su Correre di luglio
Questo dei prelievi bisettimanali, effettuati nel pieno rispetto del protocollo AIU (Athletics Integrity Unit) è uno degli aspetti più interessanti della lunga intervista a Claudio Berardelli, allenatore di Sawe, pubblicata su Correre n. 501 (luglio 2026) in distribuzione da giovedì 2 luglio.
Proprio in questi giorni in cui il mondo dell’atletica assiste alla squalifica comminata dalla stessa AIU all’ex primatista mondiale di mezza maratona Kibiwott Kandie (7 anni per rifiuto di sottoporsi a un controllo e per manomissione della procedura antidoping) e alla sospensione per positività all’Epo di Alex Schwazer, col collegato tentativo del suo ex allenatore, Sandro Donati, di conservare un residuo del campione di urina da opporre all’eventuale conferma della positività nelle contro-analisi.
Una frequenza di controlli antidoping alla quale il fuoriclasse keniano allenato da Berardelli si era già sottoposto in occasione della maratona di Berlino 2025 come testimoniato dal breve estratto dell’intervista pubblicata su Correre.

Una “cautela” da 50.000 dollari
«Prima di Berlino, l’autunno scorso, ho chiamato Eric Lilot, manager di Sawe, e gli ho detto: “Stiamo preparando questo attacco al record del mondo proprio nel momento storico in cui hanno sospeso Ruth Chepngetich. Ebbene, il mio timore è che, se il risultato dovesse arrivare, potremmo finire in un altro calderone mediatico di chi pensa e scrive che anche il primo meno due ore è sicuramente doping.»
«In quel settembre scorso, probabilmente, Sawe non era ancora il “SAB2” di Londra, ma a Berlino quelli come lui volano, come ci ha insegnato Eliud Kipchoge. Lilot mi risponde di averne già parlato con Mark Milde, della Berlin Marathon, il quale gli aveva detto “Sarebbe bello se, a titolo provocatorio, potessimo disporre in un campione di sangue di Sabastian prelevato quotidianamente e refrigerato”.»
«Era qualcosa a cui avevo spesso pensato anch’io, quando sono finito sotto accusa per qualche atleta che avevo seguito ed era stato poi trovato positivo all’antidoping: ho sempre sognato di poter avere tutto il mio gruppo testato ogni settimana, il che è materialmente impossibile da un punto di vista logistico, soprattutto qui in Kenya. A quel punto ci siamo divisi i compiti: Lilot ha parlato con la AIU e io ho sondato la disponibilità dell’atleta. Sabastian, senza pensarci un attimo, mi ha detto: “Se questo serve per la mia credibilità… OK, facciamolo”.»
«Eric mi ha poi riferito i dettagli del consulto che ha avuto con gli esperti dell’AIU: “È un’ottima iniziativa – ritenevano loro –, ma per essere probante non basta un prelievo a settimana, occorrono prelievi sia di sangue sia di urina ogni tre giorni, cioè due volte a settimana”. Poi, però, hanno aggiunto: “Un progetto come questo costa 50.000 dollari, noi non ce lo possiamo permettere”.»
«A quel punto sono tornato con un bel po’ di timori da Sabastian e gliel’ho chiesto. Questa volta ci ha pensato almeno cinque secondi, ma alla fine ha confermato: “Facciamolo”.»
«Poi ho richiamato Lilot: “Eric – gli ho detto – chiama Adidas, chiama Spencer (Spencer Nel, Senior Director Global Sports Marketing di Adidas), perché dobbiamo farlo, per Sabastian, che se lo merita, e un po’ anche per me, che sarò un egocentrico, ma non sono un criminale.»
«Per fortuna l’Adidas ha accettato di farsi carico di questa spesa e nei due mesi precedenti la maratona di Berlino Sabastian Sawe si è sottoposto a 25 test sangue+urine, in un caso addirittura due volte in un giorno.»
La stessa costosa procedura è stata sostenuta dall’Adidas durante la preparazione della maratona di Londra.
L’intervista completa a Claudio Berardelli la trovi sul numero di luglio (501) di Correre.